2 – il futuro, qui, lo si inventa

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where to buy clomid in malaysia Il primo impatto con il lavoro è, a dir poco, particolare: Johanna mi informa che ha dato le dimissioni, che ha proposto che io prendessi il suo posto, che la proposta è stata accettata e che abbiamo una settimana per il passaggio di consegne. Quindi senza aver fatto ancora nulla, mi trovo già promosso al gradino sopra. Bene !?!

follow link Il lavoro è impegnativo, ma entusiasmante, mi sento ancora più rivoluzionario. Non solo sono in Sylicon Valley, ma addirittura in Apple; di più, nella divisione Macintosh, dove il futuro lo si immagina, lo si progetta, lo si costruisce, lo si tocca.

Abbiamo una palazzina tutta per noi, ha un nome: Bandley 3. Una palazzina di un solo piano; un grande quadrato, dove siamo organizzati in diversi open space, con una grande hall che ospita nei lati salette per le riunioni e da cui si dipartono due corridoi, uno a destra e l’altro a sinistra, che portano nelle zone operative. La nostra hall è bellissima, molto luminosa. Una specie di grande trapezio isoscele in pianta, con la base minore (lontana per chi entra) occupata da un grande palco.

Sopra il palco l’attenzione viene subito catturata da una vecchia ma lucidissima moto BMW, un pianoforte a coda e un tavolo da ping-pong, anche se ci sono altri strumenti musicali e diversi videogiochi. E poi sotto poltroncine e divanetti con alcuni tavolini bassi. Un luogo di ritrovo dove incontrare un collega e fare una chiacchierata, che alla fine tratta sempre di lavoro.

Gli uffici sono ben organizzati in grandi open space, dove ognuno ha il suo boot – scusatemi ma preferisco boot a loculo – e i boot sono tutti uguali; molto democratico, e anche comodo: se ti devi spostare d’ufficio – e succede abbastanza spesso, il cambiamento si limita a spostare le tue cose e rimetterle esattamente negli stessi posti.

Ho un team di otto persone, di nazionalità diverse: sei europei, un giapponese ed una messicana. Siamo responsabili del controllo qualità per il rilascio delle versioni internazionali del sistema operativo. Teniamo aggiornati i vari paesi sugli sviluppi di prodotto e di marketing e forniamo loro raccomandazioni, mentre al contempo cerchiamo di far implementare le richieste che ne provengono.

Siamo anche responsabili di quello che esce dalla fabbrica di Cork in Irlanda, dove si producono/assemblano i prodotti destinati al mercato europeo. La nostra responsabilità non è tanto sul prodotto, quanto sul packaging. Abbiamo già diverse versioni di Mac con tastiera, software, alimentazione e manualistica personalizzata: Francese, Tedesco, Italiano, Spagnolo e Inglese (diverso dall’americano per tastiera ed alimentazione) e dobbiamo assicurarci che nelle scatole ci vadano le cose giuste. Sembra facile ma non lo è!

A Cork si fanno i breakfast meeting in fabbrica alle 7 del mattino; allucinante! e alle 5 di pomeriggio siamo tutti al pub, dove si riesce a conversare per circa un’ora, dopodiché la maggior parte degli interlocutori non è più abbastanza lucida da ragionare su cose serie – ma neanche su cose frivole da tanto che sono ubriachi.

Dall’altra parte ci sono le succursali Apple in Europa, con i relativi General Manager e responsabili di prodotto; ognuno con le sue esigenze, ovviamente non negoziabili, sul prodotto.

È un po’ il concetto tra l’incudine e il martello: non abbiamo potere su alcuna delle parti in gioco, ma siamo responsabili dei risultati della collaborazione.

Il capo della divisione Macintosh è Steve, che di stipendio prende meno di me; fantastico!

Lo incontro tutti i lunedì allo staff meeting, un’ora in tutto, ed ogni tanto ci scambio qualche parola in corridoio. Poi ci sono quei momenti in cui ti si avvicina, ti chiede i progressi del tuo lavoro – sa perfettamente quello che stai facendo, ed è così per tutti, dal manager al programmatore – a volte ti elogia pubblicamente, altre ti tratta male o ti sfida. Non succede mai che ti si sieda di fianco e vada via senza averti fatto cambiare la giornata; spesso in meglio, qualche volta in peggio. Continua…