Steve and I

1° sulla strada del ricordo 

Steve and I

Sto guidando sulla strada che da Sarzana porta a Fosdinovo, in Lunigiana. La strada è piena di curve, ma la conosco bene. In più è una bella giornata, è domenica mattina e non c’è traffico: guido volentieri, un po’ sostenuto ed intanto penso.

Penso alla serata di ieri. Particolare. Col mio amico Antonio ci siamo visti il film su Steve Jobs. Entrambi abbiamo lavorato in Apple ed abbiamo deciso di vederlo in modo intimo, solo per noi. Ci siamo organizzati con videoproiettore, schermo grande e dolby sound, oltre alla necessaria americanata consistente in una non banale quantità di birre, chips, noccioline, ed altri snack. Un bel film. Abbastanza vero. E l’attore che fa Steve a volte sembra proprio lui.

Onde evitare l’arresto per guida in stato di ebrezza, ho dormito da lui, e adesso, mentre guido verso casa, cominciano a  tornarmi alla mente un po’ di cose di quel tempo, quando anch’io ero in Apple a Cupertino.

Cupertino, California. La mitica Sylicon Valley. È la seconda volta che mi trasferisco qui. La prima è stata nel 1981 con l’Olivetti, grazie alla mia fortuna e alla mia laurea in informatica. Ne ero rimasto affascinato! Nell’ambito dei computer era lì che stava succedendo tutto. Per la prima volta nel melting pot tecnologico del mondo e ne facevo parte. Pur avendo vissuto il 68 da studente liceale, con tutti i risvolti che ne conseguono, è stato nella Sylicon Valley che mi sono sentito davvero parte di una rivoluzione; una rivoluzione in fin dei conti pacifica e che a mio parere ha cambiato il mondo in meglio.

Mi ero subito trasferito come abitazione a San Francisco, mi sembrava di vivere in un bel sogno: un appartamento proprio sopra il Vista Point che c’è in alto su Portola Drive, quella che poi entrando in San Francisco diventa Market Street. Un piccolo appartamento, ma con una vista strepitosa: dalla grande vetrata esposta ad est vedevo tutta la baia, il Bay Bridge e, in lontananza a destra Oakland ed a sinistra Berkeley.

La mattina, anche presto, il sole entrava con una forza tale da svegliarmi, anche se la camera dove dormivo era dall’altra parte dell’appartamento. Unico cruccio, mia moglie era rimasta in Italia; anche se il rovescio della medaglia era piuttosto positivo: single e etero a San Francisco nel 1981. Qualcuno sa cosa vuol dire, gli altri non importa.

Poi ero tornato in Italia, per provare a riaggiustare il mio matrimonio, ma senza successo. Avevo lavorato un altro po’ come software engineer, mi ero separato e la fortuna mi aveva fatto incontrare  Alison, quella che si sarebbe rivelata la mia compagna per la vita, … e poi di nuovo la fortuna: sono entrato in Apple in Italia come product manager del Lisa (il primo computer commerciale con interfaccia grafica), e poi product manager anche del Macintosh non ancora nato.

Un giorno a Parigi, al meeting dei product manager europei, ognuno ha presentato la propria proposta per il posizionamento del Mac in Italia, e la mia è stata un successone. La fortuna continua e mi viene offerto il ruolo di  international product manager a Cupertino. Non ringrazierò mai abbastanza l’amico e collega Umberto V. che mi diede gli spunti per quella presentazione.

Beh, in Apple non bastava che qualcuno, anche in alto, ti proponesse per una posizione; dovevi comunque fare un bel po’ di strada, in salita e con le curve, per meritartela. Dopo qualche giorno sono stato invitato alla sede Apple per una serie di colloqui: mi hanno rivoltato come un calzino. Sono stato intervistato, e giudicato, da tutte le persone che avrebbero avuto a che fare con me: il mio capo e sponsor, Johanna Hoffman, tutti i miei pari livello nell’area marketing e prodotto, tutti quelli che sarebbero stati i miei collaboratori, la HR partner e, alla fine Steve Jobs.

Avevo incontrato Steve una sola volta, quando ci è stato presentato il prototipo del Mac, e ci avevo scambiato poche parole. Non mi aspettavo quelle domande, molte veramente personali; ma ricordo bene quella che mi mise più in difficoltà:

“conosci qualcuno che potrebbe fare questo lavoro meglio di te?”

non male la domanda e dopo qualche secondo risposi “si, è Bruno R. il product manager francese”

E lui “e perché dovremmo assumere te, invece che lui?”

E io “perché io voglio farlo, lui no!”

E lui, dopo avermi guardato dritto negli occhi per qualche secondo, “ok”.

E così fu che tornai qui, in California, di nuovo a San Francisco, ma questa volta con Alison.  Appartamento in Alamo Square. Quella piazza dove ci sono le quattro case vittoriane di una tipica cartolina di San Francisco, con il Golden Gate Park raggiungibile in 15 minuti a piedi percorrendo Fells St. verso ovest.

Ancora 70 Km la mattina e la sera per andare al lavoro e tornare. Però è una bella guidata sulla 280, un’oretta su una strada bellissima. Mica tutti fanno un commuting piacevole.

Continua…